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           In questo periodo, e precisamente nel 1928, cade il suo matrimonio con Laura Capon,
        da cui nacquero due figli, Nella e Giulio.
           L'anno 1932 fu contrassegnato, per la fisica, da una serie di scoperte fondamentali
        sul nucleo dell'atomo, così che si può considerare come l'anno di nascita della fisica
        nucleare. A questo nuovo campo di studi Fermi rivolse immediatamente il suo interesse,
        e vi contribuì subito, nel 1933, con una nota dal titolo" Tentativo di una teoria dei raggi
        beta". Benché presentata come un tentativo, questa originalissima teoria è ancora oggi
        alla base della interpretazione del fenomeno dell'emissione dei raggi beta.
           Ma l'anno dopo, cioè nel 1934, Fermi doveva dare all fisica nucleare un contributo
        ancora più memorabile.
           Si credeva, fino al 1933, che la radioattività fosse un fenomeno spontaneo, presentato
        solo da alcuni rari elementi, e che l'uomo non potesse in alcun modo provocarlo né
        modificarlo, così come non può alterare il movimento degli astri. Invece, alla fine del
        1933, i coniugi Joliot-Curie scoprirono che certi elementi, come l'alluminio, che non
        sono spontaneamente radioattivi, possono diventarlo se colpiti dai raggi alfa del polonio.
        Questi raggi sono particelle elettrizzate estremamente veloci che, penetrando nel nucleo
        di un atomo di alluminio, possono sconvolgerne la struttura e renderlo instabile, cioè
        radioattivo.
           Era stata così ottenuta, per la prima volta, una radioattività artificiale: ma essa
        poteva prodursi solo in un piccolo numero di elementi tra i più leggeri, e sempre in
        quantità estremamente piccola.
           La notizia della straordinaria scoperta dei coniugi Joliot-Curie fece nascere subito
        nella mente di Fermi un'idea tanto semplice quanto geniale. Egli comprese infatti che
        la ragione per la quale i raggi alfa sono così poco efficaci nel produrre la radioattività
        artificiale è che essi, avendo una carica elettrica positiva come quella dei nuclei atomici,
        ne sono respinti, e quindi pochissime particelle alfa riescono a penetrare nei nuclei di
        alluminio e renderli radioattivi. Assai più efficaci, pensò Fermi, dovrebbero dunque
        essere delle particelle prive di carica elettrica, e precisamente i neutroni, che erano stati
        scoperti proprio due anni prima. Guidato da questo semplice ragionamento, Fermi si
        accinse a provare se, esponendo una sostanza ad una sorgente di neutroni, essa poteva
        diventare radioattiva.
           L'esperienza, benché concettualmente semplice, richiedeva una tecnica che nell'Isti-
        tuto di Roma era completamente nuova: inoltre Fermi, fino allora, era stato prevalente-
        mente un fisico teorico. Tuttavia egli preparò l'esperienza, da solo, e nel marzo del 1934
        ottenne, per la prima volta, nell'alluminio e nel fluoro, una radioattività artificiale pro-
        vocata da neutroni. Scoprì poi ben presto che il fenomeno si produceva, come previsto,
        in moltissimi altri elementi, anche di peso atomico elevato e quindi insensibili ai raggi
        alfa.
           Immediatamente Fermi raccolse nell'Istituto un piccolo gruppo di collaboratori e si
        diede a studiare sistematicamente il fenomeno in quasi tutti gli elementi allora conosciuti,
        trovando le più interessanti varietà di comportamento. Le varie pubblicazioni sui risultati
        di queste esperienze e sulle teorie ad esse connesse, che uscirono fra il 1934 e il 1936,
        portarono l'Istituto Fisico di Roma alla ribalta del mondo scientifico internazionale.
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