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40 ENRICO PERSICO
In questo periodo, e precisamente nel 1928, cade il suo matrimonio con Laura Capon,
da cui nacquero due figli, Nella e Giulio.
L'anno 1932 fu contrassegnato, per la fisica, da una serie di scoperte fondamentali
sul nucleo dell'atomo, così che si può considerare come l'anno di nascita della fisica
nucleare. A questo nuovo campo di studi Fermi rivolse immediatamente il suo interesse,
e vi contribuì subito, nel 1933, con una nota dal titolo" Tentativo di una teoria dei raggi
beta". Benché presentata come un tentativo, questa originalissima teoria è ancora oggi
alla base della interpretazione del fenomeno dell'emissione dei raggi beta.
Ma l'anno dopo, cioè nel 1934, Fermi doveva dare all fisica nucleare un contributo
ancora più memorabile.
Si credeva, fino al 1933, che la radioattività fosse un fenomeno spontaneo, presentato
solo da alcuni rari elementi, e che l'uomo non potesse in alcun modo provocarlo né
modificarlo, così come non può alterare il movimento degli astri. Invece, alla fine del
1933, i coniugi Joliot-Curie scoprirono che certi elementi, come l'alluminio, che non
sono spontaneamente radioattivi, possono diventarlo se colpiti dai raggi alfa del polonio.
Questi raggi sono particelle elettrizzate estremamente veloci che, penetrando nel nucleo
di un atomo di alluminio, possono sconvolgerne la struttura e renderlo instabile, cioè
radioattivo.
Era stata così ottenuta, per la prima volta, una radioattività artificiale: ma essa
poteva prodursi solo in un piccolo numero di elementi tra i più leggeri, e sempre in
quantità estremamente piccola.
La notizia della straordinaria scoperta dei coniugi Joliot-Curie fece nascere subito
nella mente di Fermi un'idea tanto semplice quanto geniale. Egli comprese infatti che
la ragione per la quale i raggi alfa sono così poco efficaci nel produrre la radioattività
artificiale è che essi, avendo una carica elettrica positiva come quella dei nuclei atomici,
ne sono respinti, e quindi pochissime particelle alfa riescono a penetrare nei nuclei di
alluminio e renderli radioattivi. Assai più efficaci, pensò Fermi, dovrebbero dunque
essere delle particelle prive di carica elettrica, e precisamente i neutroni, che erano stati
scoperti proprio due anni prima. Guidato da questo semplice ragionamento, Fermi si
accinse a provare se, esponendo una sostanza ad una sorgente di neutroni, essa poteva
diventare radioattiva.
L'esperienza, benché concettualmente semplice, richiedeva una tecnica che nell'Isti-
tuto di Roma era completamente nuova: inoltre Fermi, fino allora, era stato prevalente-
mente un fisico teorico. Tuttavia egli preparò l'esperienza, da solo, e nel marzo del 1934
ottenne, per la prima volta, nell'alluminio e nel fluoro, una radioattività artificiale pro-
vocata da neutroni. Scoprì poi ben presto che il fenomeno si produceva, come previsto,
in moltissimi altri elementi, anche di peso atomico elevato e quindi insensibili ai raggi
alfa.
Immediatamente Fermi raccolse nell'Istituto un piccolo gruppo di collaboratori e si
diede a studiare sistematicamente il fenomeno in quasi tutti gli elementi allora conosciuti,
trovando le più interessanti varietà di comportamento. Le varie pubblicazioni sui risultati
di queste esperienze e sulle teorie ad esse connesse, che uscirono fra il 1934 e il 1936,
portarono l'Istituto Fisico di Roma alla ribalta del mondo scientifico internazionale.

